il blog

Aprire questo spazio, per i rari lettori che si ponessero il dubbio (ancor più rari dei pochi lettori che casualmente si troveranno a navigare in questo spazio), non è una derivazione del desiderio di riconoscimento pubblico delle mie iniziative o del mio pensiero: non necessito di ciò, né di eventuali atteggiamenti compassionevoli da parte di individui distratti, incapaci di concepire altro all’infuori di loro stessi.
Nella vita ho sempre scritto, tenendo per me le tante sofferenze e le poche gioie di una vita perlopiù ordinaria, quantomeno per approssimazione, segnata profondamente dalla neuroatipicità; ho un archivio con centinaia di fotografie di luoghi che visitavo in solitaria, e che oggi non esistono più, in quanto devastati dall’azione umana per fare spazio a quelle che vengono classificate come “energie rinnovabili”; ho decine di directory che contengono software scritto la sera e nel weekend dal me adolescente che otteneva attraverso il coding quella validazione che non era in grado di ricevere in ambito sociale.
Non ho deciso di aprirmi di colpo al mondo (sebbene abbia iniziato a farlo negli ultimi tempi, quantomeno in riferimento a una parte di me che è ormai sepolta).
L’incessante scorrere del tempo è in grado di trasformare ogni emozione in nostalgia, quando si comincia a invecchiare davvero; io ho iniziato a farlo.
Sono solo un individuo come tanti.
In questo spazio inserirò tutto ciò che mi va, senza soluzione di continuità argomentativa e temporale.
Necessito di parecchio tempo per metabolizzare lo schifo con cui mi interfaccio nella quotidianità. Non parlo di giorni o di settimane, ma di mesi o addirittura di anni interi. Molto di ciò che pubblicherò, arriverà con molto ritardo rispetto all’attualità, nella quale mi muovo con altri mezzi (certamente più efficaci di un blog nascosto nella rete).
Pur non cancellandosi il disprezzo verso figure che pongono in essere certi atteggiamenti, trovo che le rese dei conti siano un effimero esercizio stilistico rivolto al proprio ego ferito. Non un qualcosa che mi interessi.
Potrebbe arrivare un giorno in cui sentirò la necessità di abitare quella nostalgia cui mi riferivo, attraverso ricordi significativi che sono perlopiù incapace di costruire in ambiti ben più sostanziali dell’esistenza umana. Questo spazio nasce e si sviluppa come tentativo preventivo di colmare quel vuoto, che temo non sarei in grado di reggere, attraverso la cristallizzazione in forma digitale di azioni e pensieri, senza correre il rischio che vengano perduti.
Il lettore, che un giorno sarò io stesso, non troverà alcun accompagnamento, perché questo spazio non è dedicato a lui, ma al terrore di trovarmi dissolto dopo essermi odiato così tanto.