
Alla luce della mia palese neurodivergenza, irrisolvibile(sarò sempre considerato strano), molto probabilmente mi attende una vita di solitudine sentimentale. Le poche relazioni che ho avuto, a posteriori, non pssono che essere considerate brevi navigazioni in oceani tanto agitati quanto ignoti, che hanno prodotto l’unico effetto di inquinare quelle acque e farmi risvegliare sulla solita riva, in quella che pensavo essere la terraferma e invece si è rivelata essere soltanto un’isola, nella quale, per prossimità con la terraferma, si infiltrano certe narrative, che, per quanto comprensibili, si pongono a una distanza incolmabile dallo statuto che vale in quel luogo desolato e spoglio, che, alla lunga, non può che provocare repulsione in chi provi ad addentrarcisi troppo a fondo e troppo a lungo, escludendo il suo unico cittadino.
Nessuna commiserazione richiesta, questa è la vita, e c’è chi se la passa molto peggio. In fin dei conti, io stesso, dalla mia piccola isola, disprezzo una piccola parte degli individui che incrocio lungo la mia strada (gli ipocriti che trasformano la realtà in una funzione di utilitarismo morale, tolto, tipicamente, quando hanno qualcosa da guadagnarci in termini di utilitarismo economico), e sono totalmente svalutante nei confronti degli altri (pur riconoscendone i punti di forza, inteso come strumenti funzionali in termini utilitaristici), in quanto ho svalutato l’esistenza umana stessa. Non è qualcosa di risolvibile, perché è un costrutto troppo vero, e lo è in termini logici (v. l’articolo atti di fede, giusto per assaggiare un antipasto). Una profonda solitudine fisica e intellettuale, quando vissuta nell’infanzia e nell’adolescenza in un contesto ostile (ma come potrebbe essere altrimenti? Quanta pochezza nelle menti di chi non comprende questo aspetto, vestendo i panni da prete dell’inclusività imposta, senza manco rendersi conto dell’invalidazione della sofferenza legata alla diversità percepita, che non sparisce attraverso la normazione di categorie astratte e del tutto arbitrarie, che ne cosengue…), comporta l’interiorizzazione di un profondo senso di inferiorità, e, quando accompagnata da una forte capacità di analisi e di astrazione, conduce a porsi una serie di domande, le cui risposte, che passano per l’estraneazione da sé, ridimensionano inevitabilmente l’importanza della scala dei valori comunitari fondamentali, e, dunque, della comunità stessa che li ha generati e li considera veri in quanto strumentali poiché necessari ad abitare quella terraferma con uno sforzo cognitivo minimo.
Mi sono comunque fatto un’idea abbastanza precisa, nonché, probabilmente, irrealistica, della mia donna ideale. Si tratterebbe comunque di un rapporto da coltivare perlopiù su di una zattera, con brevi esplorazioni guidate della terraferma e brevi esplorazioni silenziose di quell’isola maledetta, che purtroppo non riuscirò mai ad abbandonare, evitanto di cadere nella tentazione di addentrarsi in quell’oceano cui mi riferivo, nella convinzione che ci sia qualcosa di ignoto da scoprire al di là di quelle onde, anziché una trasposizione di quella stessa isola logorante, dalla quale invece dovrei restare quanto più distante possibile, per tenere distante anche le persone che mi amano: lì non esiste davvero nulla di umanamente apprezzabile.
Ecco le caratteristiche:
- Occhi chiari, caucasica, longilinea, con dei bei fianchi e un bel culo
- Umorialmente abbastanza stabile
- Amante delle coccole e degli abbracci
- Non ha figli, e ne vuole
- Autonomia intellettuale, con pensiero critico sviluppato, orientata all’astrazione e alla modellizzazione
- Forte morale personale (autonoma)
- Capace di gioire
- Trova straordinari tutti gli animali
- Legge, e guarda poca televisione
- No ADHD (incompatibilità totale)
- No malattie psichiatriche gravi, disturbi del cluster A , B e C, autismo grave, dislessia, disturbi del comportamento alimentare, altri disturbi invalidanti
- No dipendenza da sostanze (nicotina compresa)
Completano il profilo, ma non sono requisiti necessari:
- L’assenza di tatuaggi (ma dipende)
- Il giocare ai videogiochi
- L’atleticità (senza eccesso)
- L’apprezzare le notti passate in tenda in montagna
- L’avere una canzone preferita
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